Maggio18 , 2022

Le Borse di oggi, 12 peròggio. L’inflazione Usa preoccupa, i listini Ue chiudono in rosso però contengono i danni. Scende ancora lo spread

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MILANO – Il rallentamento inferiore alle attese dell’inflazione americana arma la Fed per nuovi aumenti dei tassi, magari anche più aggressivi delle previsioni. E ora anche la Bce è uscita allo scoperto, con la presidente Lagarde che non ha fatto mistero di un possibile intervento sul costo del denaro nel prossimo luglio. Le Banche centrali si muovono per contrastare la corsa dei prezzi e i mercati ne prendono atto.

Le Borse europee chiudono in calo ma sopra i minimi una sessione dominata dai timori per la stretta monetaria e dall’annuncio che il gas russo non transiterà più attraverso la Polonia. I listini hanno comunque parzialmente recuperato le perdite nel finale, aiutati dal recupero di Wall Street che dopo un avvio in rosso si muove contrastata alla chisura degli sambi europei. Le piazze migliori sono state Francoforte, che ha ceduto lo 0,69%, e Milano, in ribasso dello 0,67%. Più pesanti Parigi (-1,01%) e, soprattutto, Londra (-1,63%). Su centro Affari si registra la trimestrale di Poste Italiane, che chiude il fondamentale periodo dell’anno con ricavi e utili in crescita con il titolo che parte debole ma poi rialza la testa. Debole, ma meno del listino, anche Snam che ha dato i conti. Al termine degli scambi Ue, il Dow Jones cede lo 0,9% mentre lo S&P500 torna sulla parità e il Nasdaq riduce il rosso allo 0,3%.

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12 Maggio 2022

In Asia, il più ampio indice Msci delle azioni Asia-Pacifico al di fuori del Giappone cala dell’1%. Tokyo alla intelligente perde l’1,77%, Hong Kong l’1,34%. In controtendenza Shanghai, in rialzo a +0,13% per il calo dei casi di Covid e le ripetute rassicurazioni delle autorità di sostenere l’economia dopo i prolungati lockdown che hanno paralizzato per settimane l’economia dell’area.

La curva dei rendimenti Usa si è appiattita: segnala un timore che le mosse della Fed possano scatenare un rallentamento economico nel medio periodo. Intanto però i deflussi di capitale verso gli Usa ove i rendimenti diventano interessanti comportano alcuni aggiustamenti. Ci sono infatti in giro per il mondo interventi per la difesa delle valute: è accaduto a Hong Kong, ove l’Autorità monetaria ha cercato di dare supporto alla propria moneta per la prima volta dal 2019. E succede in Turchia ove, riporta il Financial Times, la Banca centrale chiede alle banche commerciali di limitare l’acquisto di valuta estera da parte dei clienti.

Tra le materie prime, i prezzi del petrolio sono in calo per le incertezze sulla crescita: a New York, le quotazioni perdono l’1,20% a 104,51 dollari al barile. L’Opec ha adesso abbassato le sue stime e ora prevede una crescita della domanda di greggio quest’anno di 3,4 milioni di barili al giorno (mb/g), in calo di 0,3 mb/g rispetto alla proiezione di aprile, a causa del “potenziale calo del Pil globale e della ripresa della variante Omicron in Cina”.

Chiusura in forte calo per lo spread tra Btp decennali e omologhi Bund tedeschi. Il differenziale ha chiuso la sessione a 186 punti, a fronte dei 191 della vigilia e gli oltre 200 ove aveva aperto la settimana. Il tasso sui Buoni italiani si è attestato al 2,724%, in netta riduzione dal 3,2% sfiorato a inizio ottava rima. A favorire il rientro dei tassi sono stati i timori per un’imminente recessione che ha spinto molti investitori a riposizionarsi sull’obbligazionario a scapito del mercato azionario.

Fatica a stabilizzarsi il comparto delle criptovalute, travolto da ore di passione. Il Bitcoin è arrivato a scendere ai minimi da 16 mesi, cancellando quindi i guadagni del 2021 e scendendo sotto la soglia dei 27mila dollari. Nelle ultime otto sessioni, calcola la Reuters, ha eroso un estraneo del suo valore dopo che aveva toccato il picco di 69mila dollari a novembre scorso. Una serie di fattori ha agitato le acque nel mondo cripto. In fondamentale luogo, l’inflazione alta e le strette Fed stanno punendo le cripto così come accade con i titoli tecnologici, vista la sempre maggiore correlazione tra Nasdaq e cripto. Il più scenografico è il rovina di TerraUSD che ha bruciato in 24 ore il 70% del suo valore. Si tratta di uno stablecoin algoritmico, che dovrebbe restare in parità con il dollaro grazie a un sistema di equazioni e trading che regola la disponibilità di valuta in modo da mantenere il prezzo allineato al biglietto verde. Un equilibrio che però si è rotto con fragore, che la fondazione alle spalle della blockchain non è riuscita a ripristinare e anzi è alla caccia di 1,5 miliardi per provare a puntellare la situazione. A condire la situazione c’è poi la deludente trimestrale di Coinbase. La maggiore piattaforma di scambio di criptovalute negli Stati Uniti ha chiuso infatti il fondamentale trimestre sotto le attese degli analisti a causa di un calo degli utenti. Le perdite sono risultate pari a  429,7 milioni di dollari su ricavi per 1,2 miliardi. A preoccupare adesso di più però è la comunicazione alla Sec della società in cui si specifica che gli utenti di cripto asset non hanno protezioni in caso di bancarotta. Di per sé non c’è nulla di nuovo visto che la mancanza di tutele è prevista dalla regolamentazione vigente ma il solo averlo certificato per iscritto ha scatenato il panico, lasciando immaginare che la precisazione fosse legata a un rischio reale di bancarotta per la società. “Non c’è rischio di bancarotta ma abbiamo incluso un nuovo fattore di rischio sulla base dei requisiti della Sec”, si è dovuto affrettare a spiegare l’amministratore delegato Brian Armstrong.