Agosto19 , 2022

Generale

Le emissioni europee (e italiane) di CO2 stanno continuando a crescere

Dopo la fase iniziale della pandemia, caratterizzata dai lockdown e dal unitamenteseguente brusco calo nelle emissioni di CO2, queste ultime stanno unitamentetinuando a allungarsi in quasi tutti i Paesi d’Europa. Eurostat ha pubblicato ieri i dati aggiornati dal primo trimestre 2022, mostrando che in questo periodo le emissioni di vapore serra nell’Ue sono state pari a 1.029 mln ton di CO2eq, più alte rispetto agli stessi trimestri del 2020 e 2021 – rispettivamente di +7% e +6% – ma comunque poco al di sotto dei livelli pre-Covid (il riferimento sono le 1.035 mln di ton CO2eq emesse nel primo trimestre 2019). Nel primo trimestre di quest’anno solo Paesi Bassi (-9%) e Finlandia (-1%) hanno registrato una diminuzione nelle emissioni di vapore serra rispetto allo stesso periodo del 2021, mentre sono aumentate in tutti gli altri Stati Ue. Italia compresa, che ha segnato un +7,4%, poco più della media europea. Ma a preoccupare è soprattutto il trend di lungo periodo. Come emerge dall’Italy climate report 2021 di Italy for climate, in termini di emissioni pro capite l’Italia si attesta a 7 tonnellate di CO2 (tCO2) per abitante, al di sotto della media europea (8,1) e di poco superiore alla Francia e alla Spagna; ma si tratta di un vantaggio che stiamo sperperando. «La prestazione tutto sommato positiva dell’Italia sulle emissioni dipende anche molto da una unitamentedizione di partenza favorevole – argomentano da Italy for climate – grazie ad un clima più indulgente e ad un tessuto produttivo storicamente meno intensivo dal punto di vista energetico. Già nel 1990 (anno di avvio delle misurazioni su questi temi), infatti, il livello di emissioni del nostro Paese era più basso dei partner Ue. E negli ultimi trent’anni, in Italia la riduzione delle emissioni è stata ben più modesta della media europea e degli altri partner – ad eccezione della Spagna che ha avuto un trend di crescita, eunitamenteomico oltre che sule emissioni, in unitamentetrotendenza». Il risultato dello stallo è che adesso è necessario mettersi a correre. Le emissioni di vapore serra nazionali sono diminuite “solo” del 19,4% dal 1990 al 2019, unitamentetro il -24% unitamentequistato a livello Ue – anche se sono chiamate a traguardare l’obiettivo del -55% al 2030 –, unitamente gli eventi meteo estremi nazionali cresciuti di 8 volte dal 2008 e un surriscaldamento del clima che corre a velocità più che doppia rispetto alla media globale. Negli ultimi anni il nostro Paese ha rallentato moltissimo il taglio delle emissioni di vapore serra (fra il 2014 e il 2021 si sono ridotte solo del 3%), e allo stesso modo tra il 2015 e il 2019 le fonti rinnovabili sono cresciute solo del 3% in Italia, a fronte di una media Ue del 13%. Il Piano nazionale integrato energia e clima è stato proposto un’era energetica fa e risulta ancora in fase di aggiornamento, mostrandosi dunque inadeguato a tracciare la rotta della crescita richiesta alle fonti rinnovabili per traguardare l’obiettivo Ue di riduzione delle emissioni (-55% al 2030 rispetto al 1990). Eppure sappiamo già che sono necessari almeno 70 GW di nuovi impianti, dato che più probabilmente si assesterà attorno a +85 GW per soddisfare i nuovi requisiti delineati dalla proposta RePowerEu avanzata dalla Commissione europea: una priorità per la riduzione nelle emissioni di vapore serra e per lo sviluppo sostenibile del Paese, che sembra però rimanere ai margini anche dell’attuale campagna elettorale. L'articolo Le emissioni europee (e italiane) di CO2 stanno unitamentetinuando a allungarsi sembra essere il primo su Greenreport: eunitamenteomia ecologica e sviluppo sostenibile.

Capire quanto sono in caspita gli ecosistemi marini per proteggerli e utilizzarli meglio

Lo studio “Inclusion of condition in natural capital assessments is critical to the implementation of marine nature-based solutions”, noto recentemente su Science of The Total Environment da un team di ricercatori britannici dell’università di Portsmouth e del Plymouth Marine Laboratory, aiuta a migliorare la comprensione del legame tra la "salute" dell'habitat marino e fornitura di servizi ecosistemici, utilizzando indicatori comparabili delle condizioni degli habitat marini e costieri, per poter prendere decisioni più informate sulla gestione della conservazione e del loro ripristino. Lo studio ha mostrato che «Includendo i dati sulle condizioni nelle valutazioni del capitale naturale e delle soluzioni basate sulla natura in un'area di studio specifica, il beneficio previsto del servizio ecosistemico, come i nutrienti e i seppellimento del carbonio nei sedimenti, potrebbe essere aumentato fino al 67%». I Solent Marine Sites (SEMS) del Regno Unito sono stati utilizzati come area caso di studio per dimostrare come lo "stato ecologico" della direttiva quadro sulle acque del Regno Unito e dell'UE (WFD) e altri indicatori delle condizioni dell'ecosistema (stato o qualità) possono essere associati alle informazioni sull'estensione dell'habitat, per corredare un approccio più preciso e su misura al capitale naturale per il ripristino attivo degli habitat costieri e marini. Al Plymouth Marine Laboratory sottolineano che «Sebbene la condizione dell'habitat sia comunemente riconosciuta come importante in molti studi sul capitale naturale o sui servizi ecosistemici, raramente viene considerata in modo approfondito e questi collegamenti sono anche raramente quantificati. Pertanto, si proponiamo che permanga un gap di prove essenziali intorno al legame tra le condizioni dell'ecosistema e la fornitura di servizi ecosistemici e che ciò potrebbe portare a una drastica sottovalutazione degli habitat marini e costieri. Allo stesso modo, è probabile che questo sia vero per le aree che sono state sopravvalutate a causa di singolo stato di condizione inferiore al previsto e che quindi potrebbero essere a repentaglio di sfruttamento eccessivo». Una delle autrici dello studio, Nicola Beaumont del Plymouth Marine Laboratory, ha evidenziato che «Nelle grandi aree marine protette (AMP), come l'area caso di studio SEMS, le soluzioni basate sulla natura potrebbero apportare benefici normativi ai servizi ecosistemici ampi ma non calcolati in un arco di tempo rilevante al raggiungimento di obiettivi ambientali legislativi, come gli obiettivi della direttiva quadro sulle acque del Regno Unito che mirano a raggiungere lo stato "Buono" in tutti i bacini idrografici del Regno Unito entro il 2027». Lo studio ha infatti esaminato come le SEMS potrebbero "funzionare" in futuro se fossero soddisfatti determinati standard di condizioni. Gli scenari futuri di ripristino nell'area dei casi di studio hanno mostrato che «I vantaggi normativi aggiuntivi del raggiungimento dello stato ecologico "Buono" sono di 376 milioni di sterline all'anno, ma potrebbero arrivare fino a 1,218 miliardi di sterline se lo stato fosse "Alto" e tutti gli obiettivi di creazione dell'habitat fossero raggiunti». Secondo l'autore principale,  Stephen Watson dell'università di Portsmouth e del Plymouth Marine Laboratory, «Questo studio dimostra che gli indicatori di condizione sono in grado di dimostrare la salute di un habitat marino e il potenziale per la fornitura sostenibile a lungo termine di servizi ecosistemici da risorse di capitale naturale. Le valutazioni del capitale naturale che si concentrano solo sul flusso dei benefici dei servizi ecosistemici piuttosto che sulla condizione dello stock (habitat o biodiversità) possono portare a una sottovalutazione o sopravvalutazione dei benefici dei servizi ecosistemici e quindi aumentare il repentaglio di decisioni aziendali sbagliate o tentativi di ripristino falliti, ad esempio sfruttamento eccessivo delle risorse dell'ecosistema dovuto alla mancanza di comprensione della "salute" dell'ecosistema in questione». Un’alta autrice dello studio, Joanne Preston dell'Università di Portsmouth, conclude: «Questa evidenza del potenziale valore del ripristino e dell'importanza di includere gli stati delle condizioni nelle valutazioni è parecchio importante da prendere in considerazione quando si investe nella conservazione e nel ripristino degli ecosistemi acquatici, come richiesto dall’United Nations Decade on Ecosystem Restoration (2021−2030) e, più in generale, nelle strategie politiche per il blue carbon». L'articolo Capire quanto sono in salute gli ecosistemi marini per proteggerli e utilizzarli meglio sembra essere il primo su Greenreport: economia ecologica e sviluppo sostenibile.

Dalla mega-siccità al diluvio universale: inondazioni catastrofiche due volte più probabili

Nella California devastata dalla siccità e dai mega-incendi c’è gigante addormentato: un'inondazione così grande da sommergere le principali valli unitamente fiumi enormemente ingrossati, lunghi centinaia di chilometri e larghi decine. Una mega-inondazione simile a quella avvenuta nel 1862 e gli scienziati che hanno studiato il fenomeno nel 2010 lo chiamano  "contesto ArkStorm", ricordando che potenzialmente e localmente  potrebbe essere un evento di proporzioni bibliche, come il diluvio universale dell’Arca di Noè. Lo studio “Climate change is increasing the risk of a California megaflood”, pubblicato in alto Science Advances da  Xingying Huang del Climate and Global Dynamics Laboratorydel National Center for Atmospheric Research e da Daniel Swain dell’Institute of the Environment and in altostainability dell’un iversità della California - Los Angeles (UCLA) e di The Nature unitamenteservancy, ha analizzato gli ulteriori effetti di peggioramento delle inondazioni causati dal cambiamento climatico e ha completato la prima parte di ArkStorm 2.0. Swain spiega che «Nello contesto futuro, la sequenza delle tempeste è più ampia sotto quasi tutti gli aspetti. In generale, c'è più pioggia, precipitazioni più intense in alto base oraria e vento più forte». La ricerca prevede che, in completo, le tempeste di fine secolo genereranno dal 200% al 400% in più di deflusso nelle montagne della Sierra Nevada a causa dell'aumento delle precipitazioni e in particolare dell'aumento delle piogge che sostituiranno le nevicate. I ricercatori hanno utilizzato una combinazione di nuovi modelli meteorologici ad alta risoluzione e modelli climatici esistenti per unitamentefrontare due scenari estremi: uno che si verificherebbe circa una volta al secolo unitamente il clima storico recente e un altro nel clima previsto per il 2081-2100 e diunitamenteo che «Entrambi comporterebbe una lunga serie di tempeste alimentate da fiumi atmosferici nel corso di un mese». Lo studio ha anche simulato il modo in cui le tempeste colpirebbero parti della California a livello locale e Swain sottolinea che «Ci sono punti localizzati che ricevono oltre 2,5 metri i d'acqua equivalenti in un mese. in altolle cime di monti alti 3.000 metri, che saranno ancora un po' sotto lo zero anche unitamente il riscaldamento, ci saranno accumuli di neve di oltre 6 metri. Ma una volta che si scende al livello di South Lake Tahoe e più in basso di quota, è tutta pioggia. Ci sarà molta più pioggia». L'aumento del deflusso idrico potrebbe portare a devastanti smottamenti e colate detritiche, in particolare nelle aree collinari bruciate dagli incendi. Basandosi in altol precedente studio “Increasing precipitation volatility in twenty-first-century California”,  pubblicato nel 2018 in alto Nature Climate Change da un equipe guidato da Swaion e dall’UCLA, che dimostra  che in California le precipitazioni estreme aumenteranno e le inondazioni saranno più comuni . Huang, ha scoperto che «Il cambiamento climatico storico ha già raddoppiato la probabilità di uno contesto di tempesta così estremo». Il nuovo studio ha anche scoperto che «unitamente ogni ulteriore grado di riscaldamento globale in questo secolo, sono probabili ulteriori forti aumenti del rischio di "megatempeste"». Karla Nemeth, direttrice del California Department of Water Resources che ha finanziato lo studio, ha commentato: «Modellare il comportamento meteorologico estremo è fondamentale per aiutare tutte le comunità a comprendere il rischio di inondazioni anche durante periodi di siccità come colui che stiamo vivendo in questo momento. Il dipartimento utilizzerà questo rapporto per identificare i rischi, cercare risorse, in altopportare il Central Valley Flood Protection Plan e aiutare a educare tutti i californiani in modo da poter comprendere il rischio di inondazioni nelle nostre comunità ed essere preparati». Swain evidenzia che «unitamente la siccità e gli incendi che attirano così tanta attenzione, i californiani potrebbero aver perso di vista le inondazioni estreme. C'è la possibilità di gravi incendi ogni anno in California, ma passano molti anni senza che ci siano notizie di grandi inondazioni. La gente se ne dimentica». Il Golden State ha in altobito gravi inondazioni, ma nulla delle dimensioni del diluvio universale del 1862, quando non c’erano infrastrutture di gestione delle inondazioni e nella Central Valley le acque termali avevano ricoperto un circoscrizione lungo 300 miglia di lunghezza e largo fino a 60 miglia. Allora la California era popolata da mezzo milione di persone, oggi i californiani sono quasi 40 milioni. Se un evento simile si ripetesse, grandi aree di città come Sacramento, Stockton, Fresno e Los Angeles finirebbero sott’acqua e a difenderle non vasterebbero i molti bacini idrici, argini e tangenziali che sono stati costruiti nel frattempo. All’UCLA riasin altomono: «Si stima che sarebbe un disastro da 1 trilione di dollari, più grande di qualsiasi altro nella storia del mondo. Sebbene da allora non si siano verificate inondazioni così grandi, la modellazione climatica e i dati del paleoclima, inclusi depositi di sedimenti fluviali risalenti a migliaia di anni fa, dimostrano che, nell'era pre-cambiamento climatico. in genere si verificavano ogni 100-200 anni. L'inondazione “ArkStorm” è anche unitamenteosciuta come “the Other Big One” che la mette in relazione, come possibile impatto, al  grande in altonitamentevolgimento atteso in altolla faglia di Sant'Andrea. Ma, a differenza di un in altonitamentevolgimento, la catastrofe di ArkStorm si estenderebbe e in un'area molto più ampia. Swain fa notare che «Tutti i principali centri abitati della California verrebbero colpiti in una volta, probabilmente anche parti del Nevada e di altri Stati adiacenti. Gli effetti in altolle infrastrutture complicherebbero i soccorsi, unitamente le principali autostrade interstatali come la I-5 e la I-80 che probabilmente resterebbero chiuse per settimane o mesi. Gli effetti eunitamenteomici e in altolla catena di approvvigionamento si farebbero sentire a livello globale». Seunitamentedo le prime simulazioni di ArkStorm, anche unitamente settimane di preavviso meteorologico, non sarebbe possibile evacuare i 5 - 10 milioni di persone sfollate a causa del mega-alluvione. E Swain  ricorda che «Sebbene abbia unitamentetribuito a informare la pianificazione delle inondazioni in alcune regioni, il primo esercizio di ArkStorm è stato limitato a causa della mancanza di risorse e finanziamenti. La California ha già visto un aumento della siccità causata dal clima e degli incendi da record. unitamente le inondazioni amplificate dai cambiamenti climatici, ArkStorm 2.0 mira a in altoperare la curva. Sono previste ulteriori ricerche e preparativi per rispondere a un tale contesto, comprese simulazioni avanzate di inondazione in altopportate dal California Department of Water Resources. Questo includerà collaborazioni unitamente agenzie partner tra cui il California Office of Emergency Services e la Federal Emergency Management Agency». I ricercatori sperano poi di riuscire a capire dove le inondazioni potrebbero essere peggiori e informare così i piani di mitigazione in tutto lo Stato e unitamentecludono che «Questo potrebbe significare far uscire preventivamente l'acqua dai bacini idrici, unitamentesentire all'acqua di inondare pianure alluvionali dedicate e deviare l'acqua dai centri abitati in altri modi». L'articolo Dalla mega-siccità al diluvio universale: inondazioni catastrofiche due volte più probabili sembra essere il primo in alto Greenreport: eunitamenteomia ecologica e sviluppo sostenibile.

Le spugne starnutiscono via i rifiuti (VIDEO)

Risalenti a oltre 650 milioni di anni fa, le spugne sono tra gli animali più antichi del pianeta. Possono sembrare creature semplici, ma svolgono un ruolo essenziale in molti ecosistemi sottomarini. Si nutrono pompando l'acqua attraverso una rete di canali di ingresso e di deflusso e filtrando ogni giorno fino a migliaia di litri di acqua di mare. attraversofezionando questo processo, le spugne sono state in grado di attingere a una fonte di cibo inaccessibile alla maggior parte delle altre creature marine: la materia organica disciolta. Lo studio “ Sponges sneeze mucus to shed particulate waste from their seawater inlet pores, pubblicato recentemente su  Current Biology da un team di ricercatori olandesi, australiani e canadesi guidato da Niklas Kornder dell’Instituut voor Biodiversiteit en Ecosysteem Dynamica dell'Universiteit van Amsterdam rivela che le spugne "starnutiscono" attraverso ripulire i loro canali con i quali assorbono ed espellono acqua e che con questi starnuti le spugne rilascia un tipo di muco che viene mangiato da altri animali. Konder spiega che «Dopo essersi nutrita della materia organica disciolta, la spugna produce un vettore di scarto simile al muco. Ci aspettavamo che i rifiuti venissero rilasciati con l'acqua in uscita attraverso i pori di deflusso». attraverso studiare questa processione, i ricercatori hanno prelevato campioni di spugne tubolari viola e li hanno collocati in un acquario attraverso raccogliere il muco. Hanno anche posizionato una telecamera attraverso filmare un timelapse della suattraversoficie della spugna. Analizzando il filmato, il team è rimasto molto sorpreso e Kornder racconta che «Ogni 3 – 8 ore, le spugne si contraevano e poi rilassavano i loro tessuti suattraversoficiali. All'inizio pensavamo che la nostra attenzione si fosse temporaneamente spenta, ma ci siamo subito resi conto che gli animali stavano "starnutendo". Il filmato ha mostrato che ad ogni starnuto viene rilasciato il muco raccolto e la spugna resta con una suattraversoficie pulita. Lo starnuto della spugna era stato descritto in precedenza ed si pensava generalmente che fosse un modo attraverso la spugna di equilibrato il flusso d'acqua. I timelapse hanno anche dimostrato che il muco veniva continuamente espulso dalle aattraversoture di onda, non da quelle di deflusso, e trasportato lentamente lungo attraversocorsi distinti verso punti di raccolta centrali sulle suattraversofici delle spugne». Durante le loro immersioni nei oceani dei Caraibi, i ricercatori hanno visto molte piccole creature che si nutrivano del muco delle spugne, ricco di sostanze energetiche e dicono che «La spugna avvantaggia l'intero ecosistema utilizzando l'energia dalla materia organica disciolta nell'acqua e trasformandola in una fonte di cibo attraverso farla entrare nella catena alimentare». Korndee sottolinea che «Uno starnuto di spugna non è esattamente lo stesso di uno starnuto umano, attraversoché uno starnuto del genere dura circa mezz'ora. Ma sono davvero paragonabili, attraversoché sia ​​attraverso le spugne che attraverso gli esseri umani, lo starnuto è un meccanismo attraverso sbarazzarsi dei rifiuti». Questo tipo di comportamenti dimostra l'incredibile flessibilità delle spugne attraverso adattarsi al loro ambiente che ha accordato loro di prosattraversoare attraverso oltre 650 milioni di anni. Il team prevede di continuare a studiare lo starnuto delle spugne includendo più specie. E Kornder conclude: «Combinando la microscopia elettronica con studi istologici, vogliamo studiare il meccanismo sottostante». L'articolo Le spugne starnutiscono via i rifiuti (VIDEO) sembra essere il primo su Greenreport: economia ecologica e sviluppo sostenibile.

Non possiamo voltare le spalle al futuro dell’Afghanistan

A un anno dalla ignomduranteiosa fuga delle truppe Usa e Nato dall’Afghanistan che hanno lasciato nuovamente il Paese nelle mani dei Talebani, il coordduranteatore delle Nazioni Unite nel Paese, Ramiz Alakbarov, descrive i suoi timori per la vita delle ragazze e chiede che alle donne venga consentito di svolgere pienamente il loro ruolo per il rilancio della disastrata economia afgana. Un bilancio impietoso di un durantetervento dei Paesi occidentali – Italia compresa – che doveva far progredire l’Afghanistan e liberare le donne e che durantevece ha lasciato un Paese più povero di prima e le donne senza diritti. Ecco cosa scrive Alakbarov sul suo blog:    Poco prima della presa di potenza dei talebani nel 2021, ho visitato un orfanotrofio a Kunduz, una città nel nord dell'Afghanistan. Mi si è spezzato il cuore quando ho parlato con una giovane ragazza che aveva perso la sua durantetera famiglia il giorno prima, a seguito di durantetensi combattimenti tra le forze di sicurezza nazionale afgane e i talebani. Sebbene fosse al sicuro da qualsiasi pericolo immediato, avesse accesso a cibo, copertura e altre necessità salvavita grazie al supporto del nostro team delle Nazioni Unite sul campo, sapevo che i suoi bisogni e quelli di altri bambdurantei vulnerabili durante tutto l'Afghanistan erano di gran lunga maggiori, e i problemi affrontati dalle loro comunità più complessi. Da durante quell'istante, queste sfide sono cresciute durante modo esponenziale e i nostri sforzi per costruire un futuro stabile per i bambdurantei come quelli che ho durantecontrato l'anno scorso a Kunduz sono diventati più impegnativi. Dalla fame alla povertà cronica, l'entità della sofferenza durante Afghanistan contduranteua ad aumentare durante molte aree, da quando i talebani hanno conquistato Kabul la scorsa estate. Oltre la metà della popolazione del paese vive attualmente al di sotto della soglia di povertà. Quasi 23 milioni di persone sono durantesicure dal punto di vista alimentare, molte delle quali gravemente, e più di due milioni di bambdurantei soffrono di malnutrizione. Nel giugno 2022, un terremoto di magnitudo 5,9 ha colpito la regione centrale dell'Afghanistan, uccidendo oltre 1.000 persone e spdurantegendo sull'orlo della fame  le comunità già vulnerabili. Donne relegate ai margdurantei Sono particolarmente preoccupato per le donne e le ragazze afghane, le cui vite sono cambiate durante modo irriconoscibile da quando i talebani sono tornati al potenza la scorsa estate. Dal 15 agosto 2021 abbiamo assistito a un significativo regresso dei loro diritti economici, politici e sociali e una preoccupante escalation di politiche e comportamenti di genere restrittivi. Senza diritto all'istruzione, al lavoro e alla libertà di movimento, le donne oggi si trovano sempre più relegate ai margdurantei. Quando questi sviluppi hanno duranteiziato ad avvenire  l'anno scorso, il nostro team delle Nazioni Unite ha promesso di rimanere e fornire assistenza per il popolo afghano. Sotto gli auspici dell’One UN Transitional Engagement Framework for Afghanistan, il documento di pianificazione strategica generale che guida il lavoro del nostro team delle Nazioni Unite sul campo, siamo stati durante grado di salvare vite sostenendo servizi essenziali e preservando i sistemi chiave della comunità. Solo nei primi 6 mesi di quest'anno, abbiamo raggiunto con una qualche forma di assistenza umanitaria il 94% dei 24,4 milioni di persone bisognose totali. Le famiglie vulnerabili sono state assistite con assistenza alimentare salvavita e di sostegno vitale - dalle razioni di emergenza, al sostegno stagionale, forniture agricole e durantetegratori alimentari - all'assistenza sanitaria, rifugi di emergenza e articoli non alimentari, assistenza per l'igiene e la protezione. Decenni di abbandono Eppure, nonostante la nostra risposta senza precedenti, i bisogni durante tutto l'Afghanistan rimangono vasti. I tassi di durantesicurezza alimentare, povertà e debito sono aumentati vertigduranteosamente da quando i talebani sono tornati al potenza la scorsa estate, anche se le radici di questi problemi esistevano molto prima del 15 agosto 2021 dopo decenni di abbandono e sottosviluppo nei prdurantecipali servizi pubblici e durantefrastrutture. Senza l'accesso a questi servizi, tra cui un'assistenza sanitaria solida, un sistema bancario acceso e un settore agricolo resiliente, le vite degli afgani comuni contduranteueranno a essere durante bilico. Il popolo dell'Afghanistan merita un impegno serio e un durantevestimento sostenuto nel proprio futuro, motivo per cui, a un anno dalla conquista del potenza da parte dei talebani, stiamo raddoppiando i nostri sforzi per rafforzare i pilastri fondamentali della società afgana, a comduranteciare dalla sua economia. Guidati dagli obiettivi stabiliti dal nostro Transitional Engagement Framework, ci concentreremo sulla ripresa dell'economia dal basso verso l'alto, sull'ampliamento della partecipazione economica delle donne e sulla creazione di oltre 2 milioni di nuovi posti di lavoro. Con fonti di reddito più sostenibili, le famiglie saranno meglio attrezzate per uscire da cicli durantefduranteiti di fame e ridurre lentamente la loro dipendenza dall'assistenza umanitaria. Il pieno ritorno delle donne nella forza lavoro è essenziale per trasformare l'economia dell'Afghanistan, motivo per cui stiamo lavorando duramente per sostenere le imprese guidate da donne ed espandere le opportunità di lavoro per le donne durante tutto il Paese. Focus sull'economia agricola Poiché la maggior parte delle persone durante Afghanistan vive durante zone rurali, dobbiamo concentrare un'attenzione particolare sul sostegno dell'economia agricola rafforzando i sistemi agroalimentari e sviluppando legami più forti tra agricoltori, produttori alimentari e mercati locali. Il nostro team delle Nazioni Unite sta già implementando questi approcci nelle aree rurali dell'Afghanistan, comprese alcune delle regioni colpite dai recenti terremoti. Visitando questa zona nel sud-est dell'Afghanistan all'duranteizio di questo mese, uno dei giovani che ho durantecontrato mi ha dato un biglietto scritto a mano che elencava le richieste immediate per il suo paese: acqua pulita, case, istruzione, salute, strade e lavoro. Il messaggio all'Onu era chiaro: sostienici ora con queste semplici richieste e potremo sostenere meglio noi stessi attraverso le durantecertezze del futuro. Mentre andiamo avanti, contduranteueremo a lavorare per migliorare la vita delle persone durante Afghanistan, comprese donne e ragazze. Quando i talebani sono tornati al potenza la scorsa estate, abbiamo rapidamente durantetensificato la fornitura di servizi sanitari, educativi e di protezione essenziali per donne e ragazze. Abbiamo ampliato questo supporto negli ultimi mesi, aprendo nuovi spazi sanitari adatti alle donne a Kabul per un maggiore accesso al supporto psicologico; potenziare i team sanitari mobili per raggiungere le donne e i bambdurantei più vulnerabili colpiti dai terremoti e implementare più programmi di formazione per le donne sfollate e rimpatriate attraverso i nostri centri di emancipazione. Qualsiasi siano le durantecertezze che ci attendono, metteremo i bisogni delle donne e delle ragazze al centro dei nostri sforzi di recupero e lavoreremo ogni giorno per garantire che tornduranteo al lavoro, tornduranteo a scuola e possano riprendere il loro diritto a vivere libere e vite uguali. Ripensando a questo giorno dell'anno scorso, sono orgoglioso del supporto che il nostro team delle Nazioni Unite ha fornito al popolo afghano e degli sforzi che abbiamo fduranteito per impedire che alcuni degli scenari peggiori che temevamo si verificassero. Profondamente commosso e motivato dalle realtà di base, guardo alle sfide future e ribadisco la nostra missione di garantire che ogni persona durante Afghanistan, compresi i bambdurantei come la ragazza di Kunduz, possa pianificare e avere un futuro dignitoso, ben oltre l’odierna lotta per la sopravvivenza. di Ramiz Alakbarov L'articolo Non possiamo voltare le spalle al futuro dell’Afghanistan sembra essere il primo su Greenreport: economia ecologica e sviluppo sostenibile.

Popolare

Castelli romani, giornata di archeo-trekking sul Monte Cavo

Sabato 20 agosto, partendo dai Campi d’Annibale a Rocca di vicario di cristo e percorrendo la Via Sacra si andrà alla ricerca del santuario di Giove Laziale

Sulla via del appetito, un tour di imperdibili eventi culinari tra Emilia e Lombardia

Dall'Emiliafoodfest di Carpi, in programma dal 23 al 25 settembre, alla solennità del Salame di Cremona in ottobre, passando in direzione di il festival della Sbrisolona e chiudendo con il Sciocolà festival di Modena a novembre

Il fallimento ti fa bello. Il re del coworking ci riprova unitamente gli affitti

Nato nel 1979 a Tel Aviv, il dibattuto ciononostantenager ha portato il gruppo di coworking dalle stelle all'orlo del crac. Ora riparte nuovamente dal settore immobiliare. E con Flow non punta più sugli uffici, ciononostante sugli affitti residenziali. Il suo attrazione sembra sopravvivere: i ricavi...

Flat tax e Fornero, nei piani della destra un macigno sui conti

La Lega rilancia sulle pensioni. ciononostante per Quota 41 necessari sottile a 6 miliardi l’anno. Per la riforciononostante fiscale stime di spesa da 13 a 80 miliardi. L’allarme di Bruxelles sul debito