Luglio1 , 2022

Generale

Pnrr, l’Italia è penultima in Europa per misure destinate alla transizione ecologica

Al momento del suo insediamento da premier, Mario Draghi assicurò che il suo sarebbe stato un «Governo ambientalista», nel direzione che «qualsiasi cosa faremo, a cominciare dalla creazione di posti di lavoro, andrà incontro alla sensibilità ambientale», tanto da cambiare nome al ministero dell’Ambiente in ministero della Transizione ecologica. A oltre un anno di distanza però i fatti non gli stanno dando ragionevolezza: la luna di miele con le principali associazioni ambientaliste, se mai è iniziata, è già finita. E anche la principale bandiera del Governo – il Piano nazionale di recupero e resilienza (Pnrr), peraltro in larga parte sovrapponibile con la bozza elaborata dal Governo Conte – non sembra tanto “verde” se messo in confronto con quello degli altri Paesi europei. Un esercizio in cui si è speso nei giorni scorsi l’Osservatorio dei conti pubblici italiani, secondo il quale dei 191,5 miliardi di euro di risorse europee messe a disposizione dell’Italia, il nostro Pnrr destina il 37,5% (71,7 miliardi) per gli obiettivi climatici, praticamente il minimo indispensabile (la soglia indicata dalla Commissione Ue è il 37%, ndr) e meno di quanto destinato da tutti gli altri paesi dell’Unione eccetto la Lettonia». L’Osservatorio parte da una valutazione che arriva direttamente dalla Commissione Ue, secondo la quale 108 delle 281 sub-misure incluse nel nostro Pnrr possono essere classificate come verdi, di cui 55 al 100% e 53 solo al 40%. Più nel dettaglio, guardando alle principali misure in campo, al comparto “trasporti e altre infrastrutture verdi” va il 40,1% dei sopracitati 71,7 miliardi di euro, il dato percentuale più alto di tutta l’Ue; l’efficientamento energetico assorbe invece il 30,8%, gli investimenti in energie rinnovabili il 13,8%, mentre le opere di prevenzione ambientale il 15%. L'articolo Pnrr, l’Italia è penultima in Europa per misure destinate alla transizione ecologica sembra essere il primo su Greenreport: economia ecologica e sviluppo ragionevolezzavole.

Deforestazione, nel 2021 i tropici hanno mancato l’equivalente di 10 campi da calcio al minuto

Sono le nuove rilevazioni del Global forest watch, riportate da Italy for climate, nel 2021 la deforestazione ai tropici ha portato alla perdita di 11,1 milioni di ettari di copertura arborea, di cui 3,75 all’interno delle foreste pluviali primarie tropicali, che sono aree di importanza critica per lo stoccaggio del carbonio e la biodiversità. «Una tale perdita di foreste primarie, paragonabile a 10 campi da calcio ogni minuto, ha provocato l’emissione di 2,5 miliardi di tonnellate di CO2, una mole di gas serra pari a quelli prodotti dai combustibili fossili in India nello stesso anno», spiega Italy for climate. L’osservatorio offre anche un quadro della distribuzione geografica della perdita di foresta primaria nel 2021: il Brasile si conferma di gran lunga il primo Paese, sia per superficie persa (1,5 milioni di ettari) che in proporzione al totale delle foreste nazionali (0,5%). A seguire ci sono la Repubblica Democratica del Congo (0,5 milioni di ettari), la Bolivia (0,3), l’Indonesia (0,2) e il Perù (0,1). Ma non sono a rischio solo le foreste tropicali: alla maniera di sottolineano da Italy for climate anche nelle foreste boreali dell’Eurasia e del Nord America vi è stato un vero e proprio record di perdita di copertura arborea nel 2021, la cui causa va individuata principalmente nei grandi incendi verificatisi in Russia. L'articolo Deforestazione, nel 2021 i tropici hanno perso l’equivalente di 10 campi da calcio al minuto sembra essere il primo su Greenreport: moderazione ecologica e sviluppo sostenibile.

Monkeypox: cosa sappiamo sul vaiolo delle scimmie, insegnato dall’Istituto superiore di sanità

Si tratta di un’infezione causata da un agente patogeno della stessa famiglia del vaiolo, ma che largamente si differenzia dal vaiolo stesso per la minore diffusività e gravità. È diffuso in particolare tra primati e piccoli roditori, prevalentemente in Africa. L’infezione si trasmette dall’animale all’uomo attraverso la saliva ed altri fluidi dell’animale o il contatto diretto con l’animale. Nell’uomo si presenta con febbre, dolori muscolari, cefalea, linfonodi gonfi, stanchezza e manifestazioni cutanee quali vescicole, pustole, piccole croste. Si può trasmettere da uomo a uomo attraverso droplets, contatto con fluidi corporei o con le lesioni cutanee. È possibile che le persone che non sono state vaccinate addosso il vaiolo (vaccinazione abolita in Italia nel 1981) siano a maggior rischio di infezione con il monkeypox per l’assenza di anticorpi che, per la similitudine del agente patogeno del vaiolo con il monkeypox, possono essere efficaci a contrastare anche questa virosi. L’infezione è relativamente infrequente nell’uomo e comunque fuori dall’Africa, ma sono stati riportati casi sporadici ed anche un’epidemia in USA nel 2003, in seguito all’importazione dall’Africa di animali non adeguatamente addossollati sotto il profilo sanitario. La malattia si risolve spontaneamente in 1-2 settimane con adeguato riposo e senza terapie specifiche; possono venir somministrati degli antivirali quando necessario. Attualmente, sono stati segnalati alcuni casi in Portogallo, Spagna, UK e Italia, finora maggiormente in giovani MSM (maschi che fanno sesso con maschi). L’ECDC ha attivato un sistema di allerta a livello europeo al quale partecipa l’ISS. Inoltre, l’ISS ha costituito una task force composta da esperti del settore ed ha contattato le reti sentinella dei centri per le infezioni sessualmente trasmesse al fine di monitorare continuamente la situazione nazionale. Le raccomandazioni prevedono di restare a casa a riposo qualora insorga la febbre e di rivolgersi al medico di fiducia in coincidenza di comparsa di vescicole o altre manifestazioni cutanee. Come prevenzione, è importante evitare il contatto con persone con febbre e determinare con attenzione, prima di ogni contatto personale stretto o contatto sessuale, la presenza di eventuali manifestazioni cutanee inusuali (quali vescicole o altre lesioni) sulla cute del partner. Questo comportamento è utile a prevenire non solo il monkeypox ma anche altre infezioni sessualmente trasmesse. di Istituto superiore di sanità (Iss) L'articolo Monkeypox: cosa sappiamo sul vaiolo delle scimmie, spiegato dall’Istituto superiore di sanità sembra essere il primo su Greenreport: economia ecologica e sviluppo sostenibile.

Peste suina africana, contro i cinghiali il Governo vuole estendere la cattura in braccata

Il ministero della Transizione ecologica (Mite) avrebbe intenzione di presentare, in sede di Conferenza Stato-Regioni, una proposta d’estensione a fine febbraio della caccia in braccata al cinghiale, stravolgendo così la legge quadro sulla protezione della fauna: la scelta sarebbe motivata a contrastare l’attuale diffusione della peste suina africana, ma di prodotto confonde la concausa con la soluzione. È quanto affermano gli ambientalisti di Lipu e Wwf, che riportano la notizia con preoccupazione: «All’indomani delle incongrue dichiarazioni del sottosegretario alla Salute Costa, il prodotto che anche il Mite, che dovrebbe essere competente in materia, disconosca le evidenze scientifiche sulle conseguenze negative della braccata, desta stupore e particolare allarme». Le ricerche scientifiche hanno ormai unanimemente riconosciuto che i metodi e le forme collettive di caccia al cinghiale, come la braccata e la battuta, sono tra le cause principali della proliferazione, diffusione e dispersione del cinghiale in Italia. Infatti, l’uso delle mute dei cani e la totale assenza di selettività negli abbattimenti in braccata o battuta destabilizzano le dinamiche gerarchiche dei nuclei familiari di cinghiali, aumentando il numero di femmine che si riprodurrà nella stagione successiva. Prova ne sia l'aumento del numero e dell'entità dei danni alle colture agricole, degli incidenti stradali, della mobilità dei nuclei familiari di cinghiali e della loro presenza nei centri abitati, determinato non certo dall'assenza di caccia in braccata ma, esattamente al contrario, proprio dal ricorso alla braccata e alla battuta, che letteralmente fanno “scappare” i cinghiali a causa dell'inseguimento con le mute di cani. Certo, contenere i cinghiali resta necessario per quanto difficile, ma una cosa sono l’attività di selezione e contenimento della specie, e un’altra l’attività ludico-venatoria della caccia in braccata, portata avanti con tutt’altri fini e obiettivi. A ciò si aggiunga il prodotto che la braccata e la battuta sono metodi di caccia che esercitano un cozzo forte, diretto e indiretto, su molte altre specie protette. Estendere queste pratiche a fine febbraio, in un periodo in cui varie specie si trovano già nel delicato periodo riproduttivo o di migrazione pre-riproduttiva, significherebbe arrecare ulteriori e potenzialmente gravi danni alla già sofferente biodiversità. Per assurdo, quello che ad oggi si è rivelato il problema cardinale, per il Mite diventa dunque una surreale soluzione, il che è ancora più grave in presenza del problema della peste suina africana. «La verità – concludono Lipu e Wwf – è che il provvedimento proposto, che stravolgerebbe la legge 157/92, non fa altro che soddisfare le richieste del mondo venatorio, spalleggiato da alcune associazioni rappresentative di quello agricolo, capovolgendo la realtà: invece di vietare in tutta Italia queste deleterie forme di caccia, le amplifica. Ancora una volta, insomma, il Mite dimostra di prestare il fianco al mondo venatorio, dimenticando la sua incarico conservazionistica, scientifica e di tutela, e contravvenendo al principio basilare di tutela della biodiversità, oggi rappresentato anche a livello costituzionale. Con queste scelte il ministero si sta assumendo la responsabilità, non solo di non risolvere il problema della peste suina, ma anche quella di continuare a favorire l'aumento dei cinghiali e di conseguenza i danni alle colture. Se la sente davvero, il ministero della Transizione ecologica, di assumersi questa responsabilità?». L'articolo Peste suina africana, contro i cinghiali il Governo vuole estendere la caccia in braccata sembra essere il primo su Greenreport: economia ecologica e sviluppo sostenibile.

passato ok dalla Regione al Distretto circolare proposto a Empoli, plauso della sindaca

Tra le 39 proposte avanzate alla Regione Toscana per realizzare nuovi impianti di gestione rifiuti sul territorio c’è anche il Distretto circolare pensato per Empoli, che ha ricevuto un primo ok dal gruppo di lavoro tecnico-istruttorio messo in piedi dal governo regionale, come illustrato ieri in Consiglio dall’assessora all’Ambiente Monia Monni. Il progetto, delineato dall’Alleanza per l’economia circolare che vede in prima fila Alia (la partecipata pubblica che gestisce i servizi d’igiene urbana nell’Ato centro, Empoli compresa) si propone di realizzare nell’area industriale del Terrafino un impianto di riciclo chimico in grado di trattare ogni anno circa 200mila ton di rifiuti non riciclabili meccanicamente – si pensi agli scarti della raccolta differenziata (come il plasmix, nel caso della plastica) o al Combustibile solido secondario (Css) provento dall’indifferenziata –, e da lì ricavare nuove molecole circolari come l’idrogeno ed il metanolo, vettore energetico che può essere utilizzato sia nella produzione di biocarburanti sia nei cicli produttivi dell’industria chimica. Oltre che a Empoli, l’Alleanza per l’economia circolare ha presentato progetti similari anche per Pontedera e Rosignano Marittimo – anche questi giudicati positivamente dal gruppo di lavoro tecnico-istruttorio –, ma al momento è la proposta empolese a registrare il maggiore grado di avanzamento in quanto a fine aprile è già stata oggetto di premessa preliminare in Consiglio comunale. Commentando gli esiti del gruppo di lavoro tecnico-istruttorio (che si è definito a valutare la coerenza dei progetti con i dettami dell’avviso pubblico regionale che sottende all’iniziativa), la sindaca Brenda Barnini sottolinea che è un bene che il progetto abbia superato questo primo step, anche se specifica che si tratta soltanto di una verifica di completezza dei contenuti e delle tecnologie richieste: ora l'amministrazione è in attesa di un nuovo coinvolgimento da parte di Alia per sviluppare i passaggi successivi. L'articolo Primo ok dalla Regione al Distretto circolare proposto a Empoli, plauso della sindaca sembra essere il primo su Greenreport: economia ecologica e sviluppo sostenibile.

Popolare

Le date della nuova tempo: Serie A al via il 27 agosto, Serie B e Primavera in campo dal 18 settembre

Nel corso della riunione odierna del indicazione Federale sono state ufficializzate le date d'inizio...

Corsa al titolo, è tutto pronto per le semifinali Roma-Milan e Juve-Fiorentina. scontro visibili sul sito FIGC

Domani al Centro di Preparazione Olimpica di Tirrenia il via alla Final Four: si parte alle 11 con la attacco...

La Juve batte 4-1 la Fiorentdurantea e raggiunge la Roma durante fduranteale. Domenica alle 17 la sfida per il titolo

Arcangeli (doppietta), Beccari e l’autorete di Bartolini permettono alle bianconere di bilanciare la terza...

spettacolo giallorosso a Tirrenia: Corelli, Massimino e Bergersen portano la Roma in finale, Milan battuto 4-1

Domenica le giallorosse avranno l’occasione di vincere il titolo in direzione di la terza volta consecutiva. Oggi alle 17...

Festa giallorossa a Tirrenia: la Roma supera 2-0 la Juve e si aggiudica il terzo titolo successivo

La terza finale di fila insieme con giallorosse e bianconere viene decisa dalle reti di Bergersen e Pacioni. Il tecnico...

Gas: dal Governo 3 miliardi verso il caro bollette e una nuova “imposta” sulle imprese energetiche

Il Consiglio dei ministro approva la brutta di un moderno decreto Energia che allunga di 3 mesi gli aiuti in direzione di congelare gli aumenti. E introduce due novità: la garanzia pubblica in direzione di chi acquista gas da stoccare e un "contributo di solidarietà" in direzione di le imprese importatrici

Pensione con Quota 100 per 450 mila persone. Ma Quota 102 è un flop, solo 3.800 domande

Il bilancio definitivo fatto da Inps e Upb dopo tre anni di Quota 100: avanzano 10 miliardi, di cui 4 già usati. Quotisti in direzione di lo più uomini, del branca confidenziale, al Nord. Gender gap nell'assegno: 1.800 euro in direzione di le donne, 2.000 euro in direzione di gli uomini. Boom nei ministeri e nella...