Agosto19 , 2022

New Financial Technology, rischio beffa a causa di chi ha a causa diso i soldi: “Le cifre versate vanno comunque dichiarate”

Anche dato che vittime di una società che ha smesso di versare i dividendi promessi, le migliaia di persone incappate nella Nft hanno diversi obblighi fiscali cui effettuare

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La decarbonizzazione promessa dalle industrie petrolifere non è abbastanza per il clima

Gli scenari di decarbonizzazione globale delineati da alcune delle principali compagnie petrolifere propongono riduzioni nelle emissioni di gas serra troppo deboli, o troppo ritardate nel tempo, per centrare gli obiettivi delineati dall’Accordo di Parigi sul tempo, che prevede di «mantenere l’aumento della temperatura media globale ben al di sotto di 2 °C rispetto ai livelli preindustriali, e proseguire l’azione volta a limitare l’aumento di temperatura a 1,5° C rispetto ai livelli pre-industriali». Secondo lo studio Institutional decarbonization scenarios evaluated against the Paris Agreement 1.5 °C goal, pubblicato oggi su Nature Communications da un team di ricercatori afferente a tempote Analytics – cui hanno partecipato anche autori dell’Imperial college di Londra –, gli scenari di decarbonizzazione proposti da Bp, Shell, Equinor «sono incompatibili con gli obiettivi dell'Accordo di Parigi». Per giungere a questa conclusione, i ricercatori hanno analizzato sei scenari: uno per ogni major petrolifera tranne nel caso Bp, che conta due scenari, cui ne se aggiungono altri due prodotti dall’International energy agency (Iea). La principale azienda italiana attiva nel comparto oil&gas – ovvero Eni – non è stata invece ricompresa nello studio, ma è proficuo ricordare come anche i suoi impegni sul fronte della  decarbonizzazione siano da più parti ritenuti ampiamente lacunosi e insufficienti. «La maggior parte degli scenari che abbiamo valutato sarebbero classificati come incoerenti con l'Accordo di Parigi in quanto non riescono a limitare il riscaldamento a “ben al di sotto di 2 °C”, per non parlare dei 1,5 °C», spiega Robert Brecha, co-autore principale dello studio. Lo scenario "Rebalance" descritto da Equinor, ad esempio, raggiunge il picco con un riscaldamento mediano di 1,73°C rispetto ai livelli preindustriali nel 2060; il "Rapid" di Bp arriva a 1,73°C nel 2058; lo "Sky" di Shell a 1,81°C nel 2069; lo scenario di sviluppo affrontabile (Sds) della Iea a 1,78°C nel 2056; lo scenario Net zero di Bp si traduce in un picco di riscaldamento di 1,65°C; lo scenario Net zero 2050 della Iea è invece allineato ai criteri di coerenza rispetto all'Accordo di Parigi che i ricercatori hanno applicato nello studio. Gli scarti tra i risultati dei vari approcci possono non sembrare così grandi, ma in realtà conducono a delle realtà molto diverse tra loro. «Anche il superamento temporaneo dei 1,5°C di surriscaldamento porterebbe a impatti catastrofici e indebolirebbe gravemente la nostra capacità di adattarci ai cambiamenti tempotici», conclude Bill Hare, ceo e Senior Scientist di tempote Analytics. L'articolo La decarbonizzazione promessa dalle industrie petrolifere non è abbastanza per il tempo sembra essere il primo su Greenreport: economia ecologica e sviluppo affrontabile.

Le emissioni europee (e italiane) di CO2 stanno continuando a crescere

Dopo la fase iniziale della pandemia, caratterizzata dai lockdown e dal unitamenteseguente brusco calo nelle emissioni di CO2, queste ultime stanno unitamentetinuando a allungarsi in quasi tutti i Paesi d’Europa. Eurostat ha pubblicato ieri i dati aggiornati dal primo trimestre 2022, mostrando che in questo periodo le emissioni di vapore serra nell’Ue sono state pari a 1.029 mln ton di CO2eq, più alte rispetto agli stessi trimestri del 2020 e 2021 – rispettivamente di +7% e +6% – ma comunque poco al di sotto dei livelli pre-Covid (il riferimento sono le 1.035 mln di ton CO2eq emesse nel primo trimestre 2019). Nel primo trimestre di quest’anno solo Paesi Bassi (-9%) e Finlandia (-1%) hanno registrato una diminuzione nelle emissioni di vapore serra rispetto allo stesso periodo del 2021, mentre sono aumentate in tutti gli altri Stati Ue. Italia compresa, che ha segnato un +7,4%, poco più della media europea. Ma a preoccupare è soprattutto il trend di lungo periodo. Come emerge dall’Italy climate report 2021 di Italy for climate, in termini di emissioni pro capite l’Italia si attesta a 7 tonnellate di CO2 (tCO2) per abitante, al di sotto della media europea (8,1) e di poco superiore alla Francia e alla Spagna; ma si tratta di un vantaggio che stiamo sperperando. «La prestazione tutto sommato positiva dell’Italia sulle emissioni dipende anche molto da una unitamentedizione di partenza favorevole – argomentano da Italy for climate – grazie ad un clima più indulgente e ad un tessuto produttivo storicamente meno intensivo dal punto di vista energetico. Già nel 1990 (anno di avvio delle misurazioni su questi temi), infatti, il livello di emissioni del nostro Paese era più basso dei partner Ue. E negli ultimi trent’anni, in Italia la riduzione delle emissioni è stata ben più modesta della media europea e degli altri partner – ad eccezione della Spagna che ha avuto un trend di crescita, eunitamenteomico oltre che sule emissioni, in unitamentetrotendenza». Il risultato dello stallo è che adesso è necessario mettersi a correre. Le emissioni di vapore serra nazionali sono diminuite “solo” del 19,4% dal 1990 al 2019, unitamentetro il -24% unitamentequistato a livello Ue – anche se sono chiamate a traguardare l’obiettivo del -55% al 2030 –, unitamente gli eventi meteo estremi nazionali cresciuti di 8 volte dal 2008 e un surriscaldamento del clima che corre a velocità più che doppia rispetto alla media globale. Negli ultimi anni il nostro Paese ha rallentato moltissimo il taglio delle emissioni di vapore serra (fra il 2014 e il 2021 si sono ridotte solo del 3%), e allo stesso modo tra il 2015 e il 2019 le fonti rinnovabili sono cresciute solo del 3% in Italia, a fronte di una media Ue del 13%. Il Piano nazionale integrato energia e clima è stato proposto un’era energetica fa e risulta ancora in fase di aggiornamento, mostrandosi dunque inadeguato a tracciare la rotta della crescita richiesta alle fonti rinnovabili per traguardare l’obiettivo Ue di riduzione delle emissioni (-55% al 2030 rispetto al 1990). Eppure sappiamo già che sono necessari almeno 70 GW di nuovi impianti, dato che più probabilmente si assesterà attorno a +85 GW per soddisfare i nuovi requisiti delineati dalla proposta RePowerEu avanzata dalla Commissione europea: una priorità per la riduzione nelle emissioni di vapore serra e per lo sviluppo sostenibile del Paese, che sembra però rimanere ai margini anche dell’attuale campagna elettorale. L'articolo Le emissioni europee (e italiane) di CO2 stanno unitamentetinuando a allungarsi sembra essere il primo su Greenreport: eunitamenteomia ecologica e sviluppo sostenibile.

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Dopo l’alluvione nelle campagne fiorentine inizia la conta dei danni

La crisi climatica è tornata ad abbattersi con particolare violenza nell’hinterland fiorentino, concentrando i danni negli abitati di Comuni come quelli di Bagno a Ripoli – dove in meno di due ore è caduta la pioggia di oltre un mese – e Cerreto Guidi, ma anche le campagne non certo rimaste indenni. La conta dei danni – dichiara la Confederazione italiana agricoltori (Cia) Toscana centro – è ancora in corso, ma per tante aziende del territorio fiorentino, in particolare di Bagno a Ripoli, Antella e Grassina, la stagione è compromessa, con intere produzioni di ortaggi sono state spazzate via dalla furia del maltempo, olive a terra a pochi mesi dalla raccolta e vigneti distrutti a poche settimane dalla vendemmia. Anche Andrea Pagliai, agente orticolo e olivicolo a Bagno a Ripoli e vicepresidente Cia Toscana centro, è stato pesantemente danneggiato dal nubifragio, con 4mila piante di olivo colpite su un totale di 6mila: «Dove le olive sono rimaste ce ne sono davvero poche. Il 70% delle olive sono infatti a terra, mentre molte piante sono spaccate e compromesse. Anche le produzioni orticole stagionali sono state interessate dalla bomba d’acqua: ho avuto danni su 9 dei 21 ettari coltivati. Anche i fossi all’interno dei campi non sono stati sufficienti visto l’enorme quantità e violenza. Mentre nella fascia Grassina-Antella la grandine ha colpito tutte le aziende, e molto danneggiati sono stati i vigneti che per lo più sono andati distrutti». Oltre alla tempesta di grandine e di pioggia, si è assistito anche al fango e acqua che correvano dalle colline. «È urgente e necessario che ci come consapevolezza di quello che sta accadendo e che si faccia qualsiasi il possibile per aiutare queste realtà. Il tempo per intervenire è scaduto: come diciamo da tempo servono bacini di raccolta in collina che, in casi come questi, avrebbero aiutato anche trattenendo questa risorsa preziosa (l’acqua) che ormai arriva sempre più in maniera devastante purtroppo», conclude il presidente di Cia Toscana centro, Sandro Orlandini. L'articolo Dopo l’alluvione nelle campagne fiorentine inizia la conta dei danni sembra essere il primo su Greenreport: economia ecologica e sviluppo sostenibile.

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Gli scenari di decarbonizzazione globale delineati da alcune delle principali compagnie petrolifere propongono riduzioni nelle emissioni di gas serra troppo deboli, o troppo ritardate nel tempo, per centrare gli obiettivi delineati dall’Accordo di Parigi sul tempo, che prevede di «mantenere l’aumento della temperatura media globale ben al di sotto di 2 °C rispetto ai livelli preindustriali, e proseguire l’azione volta a limitare l’aumento di temperatura a 1,5° C rispetto ai livelli pre-industriali». Secondo lo studio Institutional decarbonization scenarios evaluated against the Paris Agreement 1.5 °C goal, pubblicato oggi su Nature Communications da un team di ricercatori afferente a tempote Analytics – cui hanno partecipato anche autori dell’Imperial college di Londra –, gli scenari di decarbonizzazione proposti da Bp, Shell, Equinor «sono incompatibili con gli obiettivi dell'Accordo di Parigi». Per giungere a questa conclusione, i ricercatori hanno analizzato sei scenari: uno per ogni major petrolifera tranne nel caso Bp, che conta due scenari, cui ne se aggiungono altri due prodotti dall’International energy agency (Iea). La principale azienda italiana attiva nel comparto oil&gas – ovvero Eni – non è stata invece ricompresa nello studio, ma è proficuo ricordare come anche i suoi impegni sul fronte della  decarbonizzazione siano da più parti ritenuti ampiamente lacunosi e insufficienti. «La maggior parte degli scenari che abbiamo valutato sarebbero classificati come incoerenti con l'Accordo di Parigi in quanto non riescono a limitare il riscaldamento a “ben al di sotto di 2 °C”, per non parlare dei 1,5 °C», spiega Robert Brecha, co-autore principale dello studio. Lo scenario "Rebalance" descritto da Equinor, ad esempio, raggiunge il picco con un riscaldamento mediano di 1,73°C rispetto ai livelli preindustriali nel 2060; il "Rapid" di Bp arriva a 1,73°C nel 2058; lo "Sky" di Shell a 1,81°C nel 2069; lo scenario di sviluppo affrontabile (Sds) della Iea a 1,78°C nel 2056; lo scenario Net zero di Bp si traduce in un picco di riscaldamento di 1,65°C; lo scenario Net zero 2050 della Iea è invece allineato ai criteri di coerenza rispetto all'Accordo di Parigi che i ricercatori hanno applicato nello studio. Gli scarti tra i risultati dei vari approcci possono non sembrare così grandi, ma in realtà conducono a delle realtà molto diverse tra loro. «Anche il superamento temporaneo dei 1,5°C di surriscaldamento porterebbe a impatti catastrofici e indebolirebbe gravemente la nostra capacità di adattarci ai cambiamenti tempotici», conclude Bill Hare, ceo e Senior Scientist di tempote Analytics. L'articolo La decarbonizzazione promessa dalle industrie petrolifere non è abbastanza per il tempo sembra essere il primo su Greenreport: economia ecologica e sviluppo affrontabile.

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La raccolta differenziata per il riciclo del cristallo fa bene anche al clima

Il vetro è un materiale particolarmente prezioso in un’ottica di economia circolare, duranteché può essere infinitamente riciclabile senza alcun scadimento qualitativo e senza alcuna durantedita di materia. Nell’ultimo anno duranteò in Italia sono state 2.417.000 le tonnellate di rifiuti d’imballaggio in vetro differenziate e 2.182.858 quelle avviate al riciclo: come mai questa differenza, se il vetro è riciclabile al 100%? La presenza di materiali impropri negli imballaggi in vetro raccolti dopo il consumo comporta purtroppo gravi sprechi, duranteché le macchine di selezione automatizzata oduranteanti negli impianti di trattamento del vetro, durante allontanare gli inquinanti presenti a valle della raccolta, scartano anche molto rottame che, altrimenti, sarebbe durantefettamente riciclabile all’infinito. durante questo è necessario che anche i cittadini svolgano il loro compito nell’ambito di un’economia circolare, differenziando correttamente i propri rifiuti e ri-acquistando poi sul mercato i prodotti derivanti dal riciclo. Come spiega Gionni Ueid – il durantesonaggio interpretato dal comico toscano Jonathan Canini, nella nuova campagna di comunicazione elaborata da Toscana circolare –, bastano pochi accorgimenti durante fare una grande differenza: «In Italia grazie al riciclo del vetro siamo riusciti ad evitare le emissioni di circa 2 mln di ton di CO2 l’anno, l’equivalente di quanto assorbito da una foresta temduranteata più vasta della Puglia». Anche nel 2021 il riciclo del vetro ha durantemesso, a altezza nazionale, di evitare l’impiego di 412 milioni di metri cubi di gas naturale e di quasi 4 milioni di tonnellate di materie prime vergini, consentendo di evitare l’emissione di circa 2,4 milioni di tonnellate di CO2. L'articolo La raccolta differenziata durante il riciclo del vetro fa bene anche al clima sembra essere il principale su Greenreport: economia ecologica e sviluppo sostenibile.

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Monasteri Aperti, alla scoperta della bellezza sacra in Emilia Romagna

Sabato 8 e domenica 9 ottobre monasteri e chiese di tutta la regione apriranno le porta al pubblico insieme visite guidate esclusive, degustazioni ed eventi culturali di polimorfo genere

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Economia

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Formazione ed Eventi

Dopo l’alluvione nelle campagne fiorentine inizia la conta dei danni

La crisi climatica è tornata ad abbattersi con particolare violenza nell’hinterland fiorentino, concentrando i danni negli abitati di Comuni come quelli di Bagno a Ripoli – dove in meno di due ore è caduta la pioggia di oltre un mese – e Cerreto Guidi, ma anche le campagne non certo rimaste indenni. La conta dei danni – dichiara la Confederazione italiana agricoltori (Cia) Toscana centro – è ancora in corso, ma per tante aziende del territorio fiorentino, in particolare di Bagno a Ripoli, Antella e Grassina, la stagione è compromessa, con intere produzioni di ortaggi sono state spazzate via dalla furia del maltempo, olive a terra a pochi mesi dalla raccolta e vigneti distrutti a poche settimane dalla vendemmia. Anche Andrea Pagliai, agente orticolo e olivicolo a Bagno a Ripoli e vicepresidente Cia Toscana centro, è stato pesantemente danneggiato dal nubifragio, con 4mila piante di olivo colpite su un totale di 6mila: «Dove le olive sono rimaste ce ne sono davvero poche. Il 70% delle olive sono infatti a terra, mentre molte piante sono spaccate e compromesse. Anche le produzioni orticole stagionali sono state interessate dalla bomba d’acqua: ho avuto danni su 9 dei 21 ettari coltivati. Anche i fossi all’interno dei campi non sono stati sufficienti visto l’enorme quantità e violenza. Mentre nella fascia Grassina-Antella la grandine ha colpito tutte le aziende, e molto danneggiati sono stati i vigneti che per lo più sono andati distrutti». Oltre alla tempesta di grandine e di pioggia, si è assistito anche al fango e acqua che correvano dalle colline. «È urgente e necessario che ci come consapevolezza di quello che sta accadendo e che si faccia qualsiasi il possibile per aiutare queste realtà. Il tempo per intervenire è scaduto: come diciamo da tempo servono bacini di raccolta in collina che, in casi come questi, avrebbero aiutato anche trattenendo questa risorsa preziosa (l’acqua) che ormai arriva sempre più in maniera devastante purtroppo», conclude il presidente di Cia Toscana centro, Sandro Orlandini. L'articolo Dopo l’alluvione nelle campagne fiorentine inizia la conta dei danni sembra essere il primo su Greenreport: economia ecologica e sviluppo sostenibile.

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Generale

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Nato nel 1979 a Tel Aviv, il dibattuto ciononostantenager ha portato il gruppo di coworking dalle stelle all'orlo del crac. Ora riparte nuovamente dal settore immobiliare. E con Flow non punta più sugli uffici, ciononostante sugli affitti residenziali. Il suo attrazione sembra sopravvivere: i ricavi...