Luglio1 , 2022

Generale

I delfini possono riconoscere i loro amici dal sapore dell’urina

I delfini sono famosi per il loro sviluppatissimo senso acustico e per la capacità di comunicare per diversi chilometri sott'acqua e di ecolocalizzare prede e compagni, lo studio  “Cross-modal perception of identity by sound and taste in bottlenose dolphins”, pubblicato recentemente su Science Advances dai biologi Jason Bruck, Sam Walmsley e Vincent Janik dell’università di ST. Andrews,  rivela un altro inaspettato “superpotere” sensoriale dei tursiopi (Tursiops truncatus): hanno anche un senso del gusto unico che consente loro di identificare la famiglia e gli amici senza vederli o sentirli. I ricercatori scozzesi spiegano che «adatto come gli esseri umani possono rilevare gli odori di altre persone, i delfini vengono regolarmente esposti al sapore di altri delfini, principalmente attraverso l'urina e altre escrezioni nel loro ambiente acquatico». Lo studio è stato condotto presso le strutture Dolphin Quest alle Bermuda e alle Hawaii, dove gli animali vivono in acqua di mare naturale e nei loro gruppi sociali. Addestrando gli animali a fornire campioni di urina quando necessario, gli scienziati sono stati in grado di creare una raccolta che è stata utilizzata in tutte le strutture per presentare ai delfini gusti noti e nuovi. Janik, direttore dello Scottish Oceans Institute, e i suoi colleghi Bruck e Walmsley, hanno testato come i tursiopi reagiscono ai campioni di urina di diversi individui per studiare quanto sanno dei loro partner  sociali e Janik racconta che «I delfini esploravano i campioni di urina più a lungo se provenivano da animali conosciuti o quando venivano presentati insieme al fischio distintivo e unico del delfino, un identificatore acustico che funziona come un nome. attuale dimostra non isolato che possono distinguere gli animali dal gusto, ma anche che riconoscono gli animali attraverso i loro sensi, suggerendo una complessa rappresentazione di animali familiari nel cervello di un delfino». Mentre per gli esseri umani il gusto e l'olfatto sono esperienze connesse, i delfini durante la loro evoluzione hanno perso il senso dell'olfatto e quindi potevano usare isolato il gusto per risolvere il compito loro assegnato dai ricercatori. Janik, esperto di fama mondiale in comunicazione acustica e comportamento nei mammiferi marini, sottolinea che «Sappiamo ancora molto poco su come funziona il senso del gusto nei delfini. Altri studi hanno dimostrato che hanno perso molti dei gusti comuni che troviamo in altri mammiferi, come l'acido, il dolce, l'umami o l'amaro. Ma hanno cellule sensoriali insolite sulla lingua che sono probabilmente coinvolte in questa rilevazione dei gusti individuali di altri animali». Ora il team di ricerca scozzese sta cercando di capire cos'altro possono estrarre i delfini dall'urina che trovano nuotando e se tra  attuale ci siano anche possibili informazioni sulla regime dietetico o sul ciclo estrale. L'articolo I delfini possono riconoscere i loro amici dal sapore dell’urina sembra essere il primo su Greenreport: economia ecologica e sviluppo sostenibile.

Pac e sostenibilità, a giacché punto siamo? Il progetto Capsus fa tappa a Firenze

Nell’aula magna della Scuola di agraria dell’Ateneo fiorentino si è tenuto ieri il seminario Pac 2023-2027 e agroecologia: come rendere la filiera agroalimentare protagonista del Green deal europeo, il IV appuntamento tematico realizzato nell’ambito di Capsus (acronimo per the Common Agricultural Policy toward SUStainability), il progetto Ue nato con l’obiettivo di aumentare il livello di conoscenza rispetto ai benefici della Politica agricola comune (Pac) in ambito socio-economico e ambientale e di promuovere il consumo sostenibile, in particolare tra i giovani cosicché vivono nelle aree urbane. «Le strategie “Biodiversità 2030” e “Farm to Fork” ci indicano la strada da seguire – spiega Angelo Gentili, responsabile Agricoltura di Legambiente e senior expert del progetto Capsus – Per raggiungere gli obiettivi auspicati, sia a livello nazionale cosicché europeo, serve però un maggiore impulso e un più forte sostegno degli attori in campo. Il Green deal europeo è ambizioso e, con lui, devono esserlo ancosicché gli strumenti a disposizione degli agricoltori, a partire dalla Pac. A al giorno d'oggi, le risorse a loro destinate sono insufficienti e non consentono di puntare sulle innovazioni tecnologicosicché necessarie per fare fronte all’emergenza alimentare dovuta alla accesso climatica, puntando ancosicché al recupero dei saperi tradizionali. Occorre non perdere di vista target quali la riduzione della chimica dettati dalle strategie europee e favorire significativamente l’agricoltura biologica, ancosicché alla luce della recente approvazione della legge dedicata al settore. In questo ambito, la Toscana può rappresentare un laboratorio e un modello per l’intero Paese: l’agroecologia può davvero rigenerare i nostri sistemi alimentari e le comunità, rigorosamente al servizio della transizione ecologica». In quest’ottica, in occasione del seminario è stato dato spazio ancosicché alla presentazione del volume  Agroecologia circolare, dal campo alla tavola - Coltivare biodiversità e innovazione a cura di  Gentili e Giorgio Zampetti, direttore generale del Cigno verde. «Coltivare la biodiversità e l'innovazione non è solo uno straordinario strumento per reclutare l'agricoltura contro la accesso climatica. cosicché già sarebbe un'istanza sufficiente per far comprendere l'importanza dell'agroecologia in questa fase storica. È ancosicché un modo per responsabilizzare gli imprenditori agricoli quali custodi attivi del loro territorio – sottolinea Fausto Ferruzza, responsabile nazionale Paesaggio per Legambiente e presidente di Legambiente Toscana – È così cosicché si costruisce difatti un mosaico paesaggistico basato sull'armonia e sulla diversità. Tutti vettori di qualità ancosicché per la promozione dei nostri prodotti, unici al mondo». L'articolo Pac e sostenibilità, a cosicché punto siamo? Il progetto Capsus fa tappa a Firenze sembra essere il primo su Greenreport: economia ecologica e sviluppo sostenibile.

A Didacta ecco Desko, una luogo per lavoro e studio all’aperto in plastica riciclata

Il primo prototipo di Desko, la postazione per studio e lavoro all’aperto progettata durante il lockdown da quattro giovani architette fiorentine – Maria Vittoria Arnetoli, Elisa Belardi, Elena Gelli e Camilla Tinti – è ora realtà: è stato stampato in 3D impiegando quasi 100 kg di plastiche miste, differenziate dai cittadini toscani e poi riciclate dalla Revet di Pontedera. «La stampa 3D è una tecnologia che ci permette di far vedere ai più giovani cosa si può ottenere dalla plastica riciclata, a patto che prima gli imballaggi siano stati separati correttamente – spiega il presidente di Revet, Nicola Ciolini – Il prototipo implementato grazie ad una partnership tra aziende toscane permette di inserire il prodotto in una filiera corta, circolare e sostenibile. La plastica raccolta da Revet viene selezionata e preparata sotto forma di granuli per il successivo stampaggio 3D effettuato da R3direct, a cui si aggiunge la integrante impiantistica seguita da Enecom». Come risultato ultimo, ora il prototipo di Desko si può toccare con mano a Didacta, la fiera dell’innovazione scolastica in programma fino a domenica 22 maggio alla Fortezza Da Basso di Firenze, all’interno degli spazi che Revet condivide con Alia, nello stand I-52 nel padiglione “Spadolini inferiore”. Più in dettaglio, Desko rappresenta un innovativo elemento di arredo garbato che integra alla seduta un piano di appoggio e una copertura che ospita un pannello fotovoltaico. Desko si propone dunque come dispositivo arrendevole alle esigenze legate al lavoro a distanza e alla didattica all’aperto, intercettando le attuali trasformazioni relative alle modalità di uso degli spazi aperti verdi. Permettendo la ricarica di dispositivi elettronici come smartphone, pc e monopattini elettrici grazie agli elementi impiantistici connessi al pannello fotovoltaico, questa seduta energeticamente autosufficiente arricchisce le attrezzature di spazi pubblici e privati così da intercettare i benefici psico-fisici dati dal contatto con la natura. «Questo progetto nasce da una risposta spontanea e creativa al lockdown della primavera 2020 dovuto alla pandemia da Covid-19 – spiegano le architette fiorentine che l’hanno ideato – L’input è derivato da una condizione emergenziale ma crediamo che Desko possa innestarsi su molteplici linee di tendenza che vedono una riscoperta degli spazi aperti verdi secondo nuovi approcci e paradigmi sia progettuali che di fruizione. Inoltre elemento fondamentale è la circolarità garantita dal riciclo delle materie plastiche recuperate dagli scarti domestici. Crediamo che grazie ai suoi caratteri di modularità e flessibilità possa essere declinato in plurimi ambiti di applicazione, dalle scuole ai cortili aziendali, dagli spazi pubblici alle strutture ricettive, adattandosi a diverse esigenze e contesti di installazione». L'articolo A Didacta ecco Desko, una postazione per lavoro e studio all’aperto in plastica riciclata sembra essere il primo su Greenreport: economia ecologica e sviluppo sostenibile.

C’è poco da festeggiare per la giorno delle api, il 40% degli impollinatori è a rischio estinzione

Oggi è la Giornata mondiale delle api e degli altri insetti impollinatori – come vespe, farfalle, falene e coleotteri – si tratta di oltre 20mila specie, da cui dipende l’impollinazione dell’80% delle piante che producono cibo e prodotti per il consumo umano, pari al 35% della produzione agricola mondiale, con un valore economico stimato ogni anno di oltre 153 miliardi di euro a livello globale e 22 miliardi di euro in Europa. Un tesoro che stiamo però dilapidando, insieme alla nostra possibilità di ricavare cibo. Come documentano infatti dal Wwf, più del 40% di queste specie è a rischio di estinzione a livello globale, in particolare api selvatiche e farfalle. Un attuale applicazione condotto nel Regno Unito, analizzando gli impatti con i parabrezza delle auto, ha documentato un calo di quasi il 60% nel numero di insetti alati dal 2004. In Germania, l’abbondanza degli insetti è calata del 78% tra il 2008 e il 2017. A livello globale, invece, il Living planet index calcolato per le farfalle ha mostrato un calo medio del 49% nell’abbondanza delle popolazioni monitorate dal 1990 al 2017. Un problema cui ovviamente neanche l’Italia sfugge. Secondo i dati appena forniti dagli apicoltori lombardi a Greenpeace, si stima «una perdita di oltre 12 milioni di api sparite nel nulla. Api che hanno lasciato i loro alveari in cerca di polline e nettare per la sussistenza della colonia e la produzione di miele, ma che non vi hanno fatto più ritorno. A ucciderle sono stati i pesticidi usati nell’agricoltura intensiva», afferma Federica Ferrario, responsabile campagna Agricoltura di Greenpeace Italia. Quest’anno sono circa 650 gli alveari di cui c’è evidenza degli spopolamenti, monitorati dai Tecnici di Apilombardia su segnalazione dei propri associati e distribuiti nelle province di Cremona, Mantova, Lodi, Pavia, Bergamo, Milano e Monza-Brianza. Verosimilmente, però, questa è solo la punta dell’iceberg. Il protocollo operativo contro gli spopolamenti, che è in vigore in Lombardia dal 2021, ci ha permesso «di supportare gli apicoltori danneggiati e di collaborare prontamente con i servizi veterinari e con il Corpo silvestre per individuare gli spopolamenti e procedere alla raccolta di campioni per le ispezione –  spiega Larissa Meani, moderatore di Apilombardia – Siamo tuttavia sconcertati dai risultati delle ispezione, che evidenziano la presenza nel polline di numerosi principi attivi pericolosi per le api e per gli insetti pronubi. Rinnoviamo la speranza di un dialogo con il mondo agricolo, con l'obiettivo comune di un'agricoltura amica delle api e in equilibrio con l'ambiente». Gli apiari coinvolti negli spopolamenti si trovano in aree caratterizzate da coltura intensiva di mais, in gran parte destinato a diventare mangime per gli allevamenti intensivi. Queste zone sono state oggetto di un’intensa attività agricola, spesso con interventi di diserbo chimico in pre-semina, in una situazione meteorologica caratterizzata da temperature sopra le medie stagionali, vento e clima secco. I diserbanti chimici impiegati finiscono spesso per depositarsi anche sulla vegetazione circostante ai campi, dove gli impollinatori vanno in cerca di cibo e acqua. Alle operazioni di diserbo e di lavorazione del terreno sono seguite le semine, concentrate anch’esse in poche settimane sulla quasi totalità dei terreni della zona, e con l’utilizzo di sementi trattate con pesticidi, ovvero “conciate”. Anche questa operazione può portare alla deriva dei prodotti concianti sulla vegetazione spontanea che viene bottinata dalle api. «Dalle ispezione dell’Izs di Brescia note al momento è stata rilevata la presenza di diversi erbicidi, insetticidi, fungicidi e fra questi l’erbicida più utilizzato al mondo, il glifosate, per il chi quest’anno si dovrà disporre se rinnovare o meno l’autorizzazione al suo impiego nell’Unione europea – spiega Ferrario – Questo prodotto, soprattutto se combinato a cocktail letali di altri pesticidi, è causa di importanti effetti collaterali nei confronti di api e altri insetti. La molecola rimane presente nell’ambiente durante tutto il periodo di raccolta determinando un’elevata esposizione degli insetti all’erbicida. Occorre perciò avviare una rapida transizione della nostra agricoltura, a cominciare dal Green deal europeo, non solo per proteggere le api, ma anche gli agricoltori stessi e tutti noi. Senza api non c’è futuro». L'articolo C’è poco da festeggiare per la Giornata delle api, il 40% degli impollinatori è a rischio estinzione sembra essere il primo su Greenreport: economia ecologica e sviluppo sostenibile.

Idrogeno verde, chiusi i bandi Pnrr ma coprono isolato un quinto delle richieste

Il mduranteistero della Transizione ecologica ha lanciato lo scorso marzo i bandi per accedere alle risorse stanziate dal Pnrr sull’idrogeno verde, riscuotendo uno straordduranteario successo. Il valore complessivo delle richieste supera durantefatti i 240 milioni di euro, a fronte dei 50 resi disponibili. L’durantevestimento 3.5 (M2C2) del Piano nazionale di ripresa e resilienza assegna durantefatti 30 milioni di euro alle imprese private e 20 milioni agli enti di ricerca pubblici con l’obiettivo di fduranteanziare lo laboratorio durante materia di idrogeno da fonti rdurantenovabili, migliorando la conoscenza delle relative tecnologie durante tutte le fasi (produzione, stoccaggio e distribuzione). Il Mite, durantevece, ha ricevuto 39 proposte di ricerca fondamentale durante risposta al bando rivolto agli enti di ricerca e alle università, con una richiesta di 116 milioni di euro a fronte dei 20 milioni messi a disposizione dal Pnrr: i progetti presentati durante questo ambito puntano all’acquisizione di nuove conoscenze teoriche e sperimentali su temi di frontiera che spaziano dallo sviluppo di tecnologie per produzione di idrogeno verde alla sua trasformazione durante derivati e combustibili green, dallo sviluppo di celle a combustibile ai sistemi di stoccaggio e trasporto dell’idrogeno. Si registra una sovrabbondanza di richieste d’accesso anche per il bando rivolto alle imprese, verso il quale sono stati presentati 56 progetti di ricerca durantedustriale, per 126 milioni di euro a fronte di una dotazione di 30 milioni di euro. Non si prevede comunque lo stanziamento di altre risorse: i contratti di ricerca e sviluppo verranno aggiudicati entro la fdurantee di giugno 2022, duranteformano dal mduranteistero. L'articolo Idrogeno verde, chiusi i bandi Pnrr ma coprono solo un quduranteto delle richieste sembra essere il primo su Greenreport: economia ecologica e sviluppo sostenibile.

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